Allevare farfalle, api, lumache.  In quest’articolo parleremo di 4 allevamenti redditizi che affascinano e rendono. Nascono nuove imprese, vanno forte gli allevamenti più antichi, raddoppiano le attività legate alla terra. E in alcuni casi, per iniziare basta la passione…

Sono tanti gli imprenditori che in Italia hanno scelto di occuparsi di allevamenti redditizi. Per passione e per business. Alcuni allevamenti sono antichissimi, come l’apicoltura, e godono tuttora di ottima salute: un milione e 400 mila alveari, 85 mila apicoltori.

Il Nord è più organizzato, ma il Sud è favorito dal clima, che permette più raccolti, e dalla vegetazione. Non solo.

4 allevamenti redditizi che affascinano e rendono

Quali sono le migliori idee per attività commerciali redditizie? E’ molto probabile che tu sia un aspirante imprenditore se sei finito qui e che, come tanti altri, ti stia ponendo domande del tipo: “Cosa conviene aprire oggi in Italia?”.

Ho individuato per te una serie di idee innovative ed attività redditizie che si possono far partire con investimenti di vario tipo ed in vari ambiti.

 

1) Elicicoltura:  Bassi i costi di gestione per l’allevamento di chiocciole, che può funzionare anche come seconda attività

Lente ma vincenti sono invece le lumache, mollusco apprezzato nella gastronomia regionale.

Bassi i costi di gestione per l’allevamento di chiocciole, che può funzionare anche come seconda attività

Allevare lumache è un’attività agricola: servono terreni da coltivare a erba. I pro? «I costi di gestione sono bassi: non bisogna comprare nessun mangime – spiega Giovanni Avagnina, direttore dell’Istituto di Elicicoltura – e il prezzo delle lumache sul mercato è alto. Attenzione, però: la lumaca è un animale che cresce lentamente, non può essere trasformata in un business industriale».

Il canale più semplice di vendita sono i consorzi, ma molti produttori forniscono confezioni direttamente alla piccola e grande distribuzione, con una loro etichetta.

«Indispensabile un appezzamento di terra da cinquemila mq in su – aggiunge Avagnina – che può essere una seconda attività: per l’allevamento su un ettaro servono un migliaio di ore lavorative l’anno.

Ogni zona d’Italia richiede l’allevamento di una specie locale di lumaca. Investimento minimo: 10-20 mila euro. Per ottenere il primo raccolto, passano 12 mesi al Sud, 18 al Nord. Oggi ci sono 12 mila allevamenti in Italia, su 9.650 ettari di terreno.

L’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco (CN) fornisce assistenza e informazioni per tutte le fasi dell’attività, compresa la ricerca di finanziamenti regionali.

INFO: Istituto Internazionale di Elicicoltura, tel. 0172 489382, www.lumache-elici.com

 

2) Butterfly Farm

Si chiamano butterfly farm, attirano pubblico, generano utili

Vi piacerebbe fare affari con le farfalle? Butterfly Arc La casa delle farfalle di Montegrotto Terme (Pd), centro di produzione e di didattica, aiuta nella realizzazione di una “butterfly farm”.

Applicazioni? Ripopolare, magari per conto di qualche Ente o Amministrazione pubblica, zone dove gli insetti sono stati decimati o estinti dall’inquinamento e dai pesticidi, organizzando visite guidate, laboratori e vendita di kit per far crescere a casa propria farfalle e altri insetti (un kit costa da 28 a 52 euro e contiene uova o larve, oltre alle istruzioni).

A questo si aggiunge un’idea di business, il butterfly wedding, che negli Usa sta avendo una diffusione enorme. «Si tratta di allevare farfalle da rilasciare a pagamento in occasioni importanti: matrimoni, battesimi» afferma Enzo Moretto, naturalista ed entomologo, che ha fondato nel 1988 la prima Casa delle farfalle.

Architetti del calibro di Renzo Piano inseriscono farfalle vive nelle loro realizzazioni.

«La realizzazione di una Butterfly Arc costa circa un milione di euro e i costi annui sono di 300 mila. Ma l’attività si sostiene: l’affluenza del pubblico e le varie attività coprono i costi e generano utili!». L’ingresso costa dai tre ai sette euro.

INFO: tel. 049 8910189, www.butterflyarc.it, www.casadellefarfalle.it

 

3) Allevamento di insetti

Quella di Bioplanet, biofabbrica di Cesena (FO), è una storia di successo. Alla base ci sono milioni di insetti utili all’agricoltura, prodotti in quasi trent’anni.

Obiettivo: allevare insetti predatori di altri insetti dannosi a campi e orti. Dal ‘91 gli allevamenti cominciano a produrre per gli agricoltori: la società si chiamava Biolab.

Nel ‘99, i tecnici che vi lavorano decidono una svolta imprenditoriale: formano la cooperativa Bioplanet e razionalizzano strutture, metodi, logistica.

Racconta Andrea Sala, socio della coop che si occupa di assistenza tecnica e promozione: «Le specie in produzione sono una dozzina, richieste da chi pratica l’agricoltura biologica, la lotta biologica e da chi vuole ridurre l’uso delle sostanze chimiche e dare un prodotto “pulito”.

L’agricoltore riceve l’insetto pronto da liberare, in modo che si riproduca liberamente nel suo terreno. I più venduti sono i predatori di parassiti delle fragole e di vari ortaggi. Il costo per il cliente è di circa 1.500 euro per ettaro».

La cooperativa è finanziariamente sana: tre milioni di euro di fatturato annuo.

INFO: Bioplanet,

tel. 0547 632212, www.bioplanet.it

 

4) Apicoltura: un’attività redditizia dolce come il miele

Come avviare un’apicoltura? Primo: rivolgersi a un’associazione di apicoltori. Quelle nazionali possono dare indirizzi e indicazioni. Secondo: seguire un corso.

«Appoggiatevi per consigli e acquisti anche a un apicoltore esperto, presso cui potete fare smielatura e confezionamento, nelle fasi di avvio» consiglia Gloria Sabatini, direttrice dell’Istituto Nazionale di Apicoltura.

Meglio cominciare con un numero limitato di colonie, da due in su. Ideali 10-20 cassette o arnie. Ciascuna costa 70-100 euro.

Da acquistare anche i melari (favi in cui si raccoglie il miele), maschere, guanti e attrezzi base. «Investimento totale per api, casette e attrezzature: quattro-cinquemila euro. Ad attività avviata, meglio acquistare uno smielatore (centrifuga), un banco per colare la cera e recipienti: 1.500-2.000 euro.

L’Asl dà indicazioni igieniche per l’allevamento» aggiunge Sabatini. Se il miele è invasettato e venduto, i locali devono rispettare le norme Haccp. Il prezzo di vendita all’ingrosso va da uno a tre euro al kg, ma supera i dieci al vaso per mieli rari e di moda, come il corbezzolo. Il più diffuso e richiesto è l’acacia.

Le certificazioni Igp e Dop si applicano anche ai mieli. Sola Dop approvata, finora, quella del Miele della Lunigiana.

«Il miele italiano ha concorrenti in Sudamerica e Cina, che esportano prodotti a prezzi più bassi, con un controllo igienico non adeguato (presenza di antibiotici proibiti in Europa), e di qualità inferiore», conclude Sabatini.

INFO:

› Istituto nazionale di Apicoltura, www.inapicoltura.org

› Associazioni nazionale Unaapi, tel. 0143 323778

› Federazione Apicoltori Italiani (Fai), tel. 06 6852276, 6877175, e-mail federapi@tin.it

 

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