Bambino interiore:  3 passi per portarlo alla gioia

Durante tutti i miei percorsi ho spesso incontrato persone che si ostinano a conservare dentro sé l’astio per le persone che le hanno ferite. E’un atteggiamento che anch’io ho mantenuto per molto tempo.

Pensavo che quelle persone non avrebbero meritato affatto di  essere perdonate per il tanto dolore che mi avevano arrecato.  Quando ho deciso di riprendere a vivere la mia vita, iniziando con piccoli passi a comprendere me stessa, ho incontrato in ogni percorso l’aspetto del perdono.

Ne parla Luise Hay che dice : “Il nostro obbiettivo finale è l Amore e L’Amore e la via dell’Amore passa per il Perdono”.

L’Amore è la risposta che cerchiamo per la nostra guarigione. Se abbiamo difficoltà ad amare noi stessi, spesso la causa risiede nell’incapacità di perdonare.”  E’ punto cardine della Metamedicina il Perdono, non come sfogo di un’accusa o una giustificazione del gesto dell’altro ma come compassione dove la compassione è mettersi nei panni dell’altro, è comprendere il suo gesto senza giustificarlo ma solo osservarlo.

Anche Lumera nel suo percorso del Perdono indica “Mi amo – Ti Amo” “ come via diretta e profonda per il cambiamento”

“Con il perdono  posso riconoscere nell’altro un aspetto di me, una parte che individuandolo e accettandolo mi permette di crescere e vivere”.

Allora mi chiedo, perché siamo così attratti da questo punto di autodistruzione e autoflagellazione continua che per anni ci porta anche ad autodistruggerci dalla rabbia?

Quante volte non ci diamo il diritto di parlare pur sentendo un nodo alla gola magari perché chissà in quale tempo ci è stato detto di stare zitti o che non sapevamo nulla?

Quante volte sentiamo un pugno allo stomaco perchè magari abbiamo mal digerito una situazione che ci rode ancora dentro creando odio e rancore chissà da quanto tempo?

Quante volte abbiamo sentito il nostro collo dolere, magari siamo rimasti fermi sulle nostre convinzioni ostinatamente senza darci il diritto di accogliere altri punti di vista, o quante volte abbiamo insistito per ascoltare solo i nostri pensieri anziché collegarci anche col nostro sentire e trovare una via migliore?

Quante volte non abbiamo magari neppure pronunciato il nostro sogno perché ci è stato detto che i sogni non si realizzano?

Quante volte abbiamo rinunciato a fare ciò ci piaceva perché ci veniva detto che con quello non si poteva vivere, mangiare?

Cosa succede se inizio a guardare dentro me stessa e capire chi sono, quali sono i miei desideri senza paura e/o vergogna? E quindi PERDONARCI?

In tutti questi atteggiamenti c’è un a parte di noi che razionalmente si racconta quanto sia inutile tutto questo e una parte che ancora è lì vincolata ad eventi  a percezioni del passato.

Percezioni,  perché molte volte nessuno ci ha detto nello specifico una determinata cosa ma siamo noi che abbiamo interpretato, pensato, accolto una critica, un giudizio, un’incapacità, un’impossibilità ad amarci o ad essere amati e considerati da noi o dagli altri.

 

Quella parte di noi che è ancora attaccata vivamente a quell’emozione forte di sofferenza, è legata a quel bambino/a che ha vissuto tutto questo e non sa come accogliere quella sofferenza, non sa come trasformarla, perché in quel momento era lì chiuso nel suo dolore, non ascoltato e cullato.

Poi cresciamo e pensiamo che tutto ciò sia superato ma la parte bambina ha imparato una modalità che ancora alberga in noi. Tutto è stato molto funzionale in quel momento di forte dolore e quello che abbiamo messo in atto ci ha permesso di continuare nel cammino di vita, adottando però strategie diverse da quelle che sono in linea con la nostra natura.

Come possiamo allora trasformare tutto ciò e riprendere il cammino di vita della realizzazione?

  1. Ascoltare la nostra parte di dolore, cosa ha da dire e lasciarla manifestare
  2. Lasciarla esprimere tutta la sua sofferenza,  lasciar dire quello che avrebbe voluto dire
  3. Accoglierla abbracciarla accompagnarla in una nuova visione della vita

La Metamedicina ha un grande strumento che è la Liberazione della Memoria Emozionale che ogni operatore di questo metodo usa per portare l’individuo a se, alla gioia, al vivere.

Come dice R. Bandler, “NON E’ MAI TROPPO TARDI PER AVERE UN’INFANZIA FELICE”.

Chiara Sighel

Chiara Sighel

Ha conseguito un master in PNL e Neurosemantica diventando Life Coach, una specializzazione in Counseling con iscrizione all’albo Professionale SIAF ed un Master in Orientamento Professionale e in Mediazione.
E' una consulente e animatrice di seminari di Metamedicina, un'insegnante Louise Hay ed inoltre Facilitatrice del metodo "Tutta un’altra Vita" di Lucia Giovannini.
Chiara Sighel

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